24 Dicembre 2009
Santo Nataaaal, festa d’amoooor….
Posted by Lidia Zitara under Personale | Tag: Kitsch, kitsch religioso, prex, rosario elettronico |Leave a Comment
7 Dicembre 2009
Cavallo bianco in tre mosse, scacco matto
Posted by Lidia Zitara under Personale | Tag: scacchi |Leave a Comment
1 Dicembre 2009
La povertà è un privilegio?
Posted by Lidia Zitara under Personale | Tag: borghese, cattivo gusto, classe media, dinamica dei campi, lotta di classe, Personale, pierre bourdieu, povertà, ricchezza |[51] Comments

Il frigo è troppo fresco, non c’è niente sul mio desco. I ripiani tutti vuoti, peggio che gli Zopiloti. Con il gatto tutto rotto, filo via col fagotto. Non ci torno a casa mia, e mi perdo per la via.
I commenti a questo messaggio mi hanno letteralmente stupita: un vero e proprio regolamento di conti tra classi sociali. Come scrisse Pierre Bourdieu nel suo mai tanto celebrato La distinzione, critica sociale del gusto, non c’è nulla che divida le persone come il loro stile di vita.
A parte la deriva linguistica che in molti -con un fremito di perbenismo- troveranno inaccettabile (dovuta peraltro unicamente all’intrusione di Andrea che voleva solo regolare un suo conto personale) e che per sè è del tutto ininfluente se non per collocare una persona in un determinato ceto socio-culturale, ciò che rimane del discorso è l’inconscio rifiuto da parte della classe media dell’accettazione della povertà altrui come funzionale al proprio benessere, e il rifiuto dei ceti sociali con basso potere d’acquisto ma alto capitale culturale a lasciarsi diseredare da tutte le funzioni sociali e politiche, tra cui la produzione d’arte (o di politica).
Dinamica dei campi pura e semplice, condita da qualche colorita metafora, giustificata o se non altro giustificabile, dato il clima natalizio incombente.
Ciò che volevo mettere sul tappeto, e che solo Trem ha capito, e anche forse solo in parte, è che per molti versi non poter consumare è un privilegio, ma per molti altri no (e li ho anche spiegati: non poter viaggiare, confrontarsi, vedere posti, opere d’arte ecc). Difatti c’è un bel punto interrogativo nel titolo, cosa di cui nessuno sembra essersi accorto.
Ciò di cui mi sarebbe piaciuto discutere sarebbe stato quando, come e perchè ciò che apparentemente è una privazione a volte diventa un privilegio, cioè quando ci si riconosce in qualcuno o qualcosa, che possiamo fare nostro, diventandone contemporaneamente parte. E questo sia da un punto di vista sociale, umano, che estetico, giardinesco. Ed è il riconoscimento nell’altro da sè che genera bellezza. Nient’altro che questo.
La povertà è un privilegio anche quando nella ristrettezza più totale, è maggiorato il piacere del dono. Ma possibile, signori, che nessuno abbia letto “Se questo è un uomo” o “Il diario di Anna Frank”?
La libertà della mente non coincide certo con quella fisica, altrimenti Steven Hawking penserebbe solo a come ingoiare, non al quinto postulato di Euclide.
Purtroppo -come capita sempre a me- è finita a tric e trac e castagnole.
Pazienza, la fortuna non è mai dalla mia.
26 Novembre 2009
Calendario di Giardinaggio Irregolare
Posted by Lidia Zitara under Giardinaggio, Natura e Urbanistica, Libri | Tag: calendario, giardinaggio irregolare |[10] Comments
Quest’anno ho voluto provare anche io a fare un calendario personale: la mania impazza su internet. E’ stato difficilissimo, ci ho impiegato una giornata intera. Per ora ho pubblicato un solo calendario con gli scatti che più mi piacevano e che rappresentano meglio il mio concetto di Natura. Spero di avere il tempo di pubblicarne altri.
Mi auguro che vi possa piacere. E’ acquistabile su Lulu.com a QUESTO INDIRIZZO Sotto la copertina potrete visualizzare un’anteprima completa dei mesi dell’anno.
Vi posto delle anteprime elaborate (in realtà il fondo del calendario è bianco e non ci sono cornici)
20 Novembre 2009
Storie dei Sette Sapienti
Posted by Lidia Zitara under Libri | Tag: carlo beneduci, lidia zitara, pellegrini editore, storie dei sette sapienti |1 Comment
19 Novembre 2009
18 Novembre 2009
Foxglove: guanti per volpe
Posted by Lidia Zitara under Giardinaggio, Natura e Urbanistica, Libri | Tag: bluebell, campanula, digitalis purpurea, foxglove, hairbell, harebell, Tolkien |Leave a Comment
J.R.R. Tolkien ebbe una fitta corrispondenza con il suo secondo figlio, Christopher, che attualmente è curatore dell’ intero corpus del padre.
Fu attraverso la corrispondenza con il figlio durante il suo servizio come aviatore che Tolkien trovò l’ispirazione per andare avanti con Il Signore degli Anelli, dopo l’interruzione al punto in cui Gandalf e Pipino corrono verso Minas Tirith.
In una di queste lettere, Tolkien, professore di lingua inglese e di filologia, autore del Dizionario Oxford e di vari saggi di linguistica e mitologia, trovò anche l’agio per dire due parole ai giardinieri.
In una lettera a Christopher Tolkien (24 dicembre 1994 -FS70) Tolkien nota che il figlio ha scritto Harebell e poi corretto in Hairbell. Secondo Tolkien (è chiaro, dice) il nome antico è harebell (un nome di animale, come spesso sono i nomi di fiori in Inghilterra), e con questo nome -continua Tolkien- ci si riferiva al giacinto e non alla campanula (Endymion non-scripta). Bluebell non è così antico come harebell e venne coniato per la campanula (difatti le bluebell scozzesi sono le campanelle e non i giacinti). In Inghilterra (ma non in Scozia e nelle zone in cui i dialetti sono rimasti per lo più integri) il nome harebell cambiò in bluebell ad opera di “[...]botanici ignoranti (di etimologia) e pasticcioni di epoche recenti, sul tipo di quelli che trasformarono folk’s glove in foxglove!, e che ci hanno allontanato dalla retta strada. Quanto a quest’ultima parola l’unica parte dubbia è glove, non fox. Foxes glofa esiste anche in anglosassone, ma anche nella forma clofa: nei vecchi erbari sembra applicata abbastanza sconsideratamente a piante con foglie grandi e larghe , per esempio a burdock (bardana), chiamata anche foxes clife, clifwirt*=foxglove.
*Dato che clifan=fenditura, stecco, è chiaro che foxes clife e clifewyrt originariamente=burdock,bardana. Clofa è probabilmente un errore per glofa “.
Un po’ complesso, forse, ma in buona sostanza significa che la digitale ha delle foglie brutte, larghe e ispide. E non si potrebbe dire altrimenti.
17 Novembre 2009
Ve’ che ho ripescato?!
16 Novembre 2009
Taxon, basta la parola
Posted by Lidia Zitara under Arti, Gusto ed Estetica, Giardinaggio, Natura e Urbanistica, Libri, Personale | Tag: giardiniere per diletto, lidia zitara, ottobre piovono libri |[2] Comments
Antonio Tassone, detto “Il Sesquipedale”, o più affettuosamente “Taxon, uomo della mia vita” è stato tanto carino da dedicarmi un po’ del suo TG locale.
Qui su Youtube c’è il video. Era il 5 ottobre. Lo pubblico solo ora perchè me lo sono dimenticato.
15 Novembre 2009
California dreaming
Posted by Lidia Zitara under Giardinaggio, Natura e Urbanistica | Tag: californian poppy, chamisso, choris, eschscholzia, escolzia, ippolito pizzetti, otto von kotzebue, rurik |Leave a Comment
Se c’è una pianta per cui ho una sconfinata ammirazione per la sua potenza estetica, questa è l’Eschscholzia. Nei libri di fotografie di paesaggi la si vede, in macchie variabili di colore, dipingere di arancio e oro i pendii assolati della California, che altrimenti sarebbero color marrone bruciato. Lì è fiore sacro a San Pasquale, e si dice che il manto giallo del santo copra le colline di quella terra che gli spagnoli chiamarono “il dorato west”, per via delle masse di escolzie che la ricoprono.
Uno dei miei sogni è avere un giardino abbastanza grande da farci una collinetta colonizzata di Eschscholzia, con un sentierino ai piedi, ricavato in mezzo ai fiori, dove poter passeggiare con le mani dietro la schiena, godendomi la montagnola di fiori gialli, non pensando a nulla, e per una volta, senza neanche i cani.
Nella “Garzantina”, Ippolito Pizzetti sostiene che l’Eschscholzia potrebbe tranquillamente conquistarsi il premio del fiore con il nome più brutto. Di certo impronunciabile. L’Eschscholzia prende il suo nome da Johann Friedrich Elsholz che aveva partecipato alla spedizione del capitano estone Otto von Kotzebue insiema ai naturalisti Adelbert von Chamisso e Ludwig Choris. La spedizione “Rurik” era sotto gli auspici russi, finanziata dal duca Romanzov. Furono proprio i russi a a storpiare il nome di Elsholz in Eschscholtz. Shirley Hibberd disse a tal proposito: “Pace alle sue ceneri, e possa d’ora in poi il suo nome essere pronunciato correttamente”.
La spedizione della “Rurik” aveva avuto anche il merito di riscoprire, per la seconda volta l’Eschoscholzia, che era già arrivata in Europa nel 1792 con Archibald Menzies e che si sa essere stata coltivata da seme ai Kew Gardens, ma che dopo si perse inspiegabilmente. Chamisso per fortuna la scoprì di nuovo e da quel momento in poi l’Eschscholzia non ha più lasciato l’Europa.
La pronuncia ad ogni modo dovrebbe essere “esciolzia”, con la “i” fatta poco o nulla sentire.










